Più umani, più coccoloni, i robot diventano alleati nella guarigione e prendono il posto di animali domestici e peluche: Huggable, Leonardo e Nexi sono gli ultimi nati del Mit di Boston: affiancheranno infermieri per la ripresa del paziente.

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Questa sera, Santa Cecilia, per la ripresa dell’attività concertistica, propone uno dei brani più suggestivi della produzione cameristica del Novecento, il «Quatuor pour la fin du temps» (Quartetto per la fine del tempo) di Olivier Messiaen, a cento anni dalla nascita (1908). Cosa abbia da spartire un «quartetto» di musica purissima, dalla scrittura assai raffinata, con «la fine del tempo» del titolo, ispirato alla grandiosa visione dall’Apocalisse giovannea, lo spiega l’autore medesimo, la cui produzione – caso unico nel Novecento – sgorga sincera dalla sua fede religiosa. Messiaen si riferisce all’Apocalisse che recita: «vidi un angelo possente discendere dal cielo, avvolto nella nebbia, attorno alla testa aveva un arcobaleno. Il suo volto era come il sole, i suoi piedi come pilastri di fuoco. Pose il piede destro sul mare, il sinistro sulla terra e, in piedi fra mare e terra, alzò la mano verso il cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli, dicendo: Il tempo non esisterà più, ma il giorno della tromba del settimo anno, il mistero di Dio sarà consumato». Sul riferimento alla «fine del tempo», come fonte di ispirazione, Messiaen scrive: «nei momenti di totale abiezione tornano le idee forti che danno senso alla vita: il testo di Giovanni riassume ed esprime tutto ciò che io spero, ciò che ho amato e che continuo ad amare». E nelle didascalie, seminate a mò di epigrafi, prima di ciascuno degli otto movimenti, dai titoli davvero singolari (Liturgia di cristallo – Vocalizzo per l’Angelo che annuncia la fine dei tempi – Abisso degli uccelli – Intermezzo – Lode all’eternità di Gesù – Danza furiosa per le sette trombe – Vortice di arcobaleni per l’Angelo che annuncia la fine del tempo – Lode all’immortalità di Gesù) specificano il pensiero dell’autore.

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Una barca tutta italiana, degli italiani, per lanciare una sfida al mondo della vela attraverso la partecipazione alla prossima Coppa America. Si chiama Repubblica Marinara ed è un progetto promosso da una ristretta cerchia di appassionati di mare e di vela. Tra questi il giornalista della Rai, Enzo Cappucci, l’ideatore del progetto: «Si tratta di una sottoscrizione popolare – spiega Cappucci – che possa rappresentare tutti gli italiani che amano la vela. In particolare però è una sfida rivolta alla salvaguardia del nostro pianeta, sempre più in difficoltà dal punto di vista ecologico e climatico». L’idea è semplice, cercare di raggiungere il maggior numero di adesioni possibili per presentare il progetto a un grande sponsor che possa finanziare questa impresa. «Una volta riusciti a trovare lo sponsor saremmo a metà dell’opera» si dice convinto Cappucci. «Abbiamo scelto la Coppa America – ha continuato il giornalista – perché gli altissimi ascolti tv relativi alle ultime competizioni svolte, come quella di Valencia nel 2007, sono a testimonianza dell’interesse crescente degli italiani per la vela. Inoltre entrare in una competizione di per se snobista ed elitaria come la America’s Cup, per promuovere temi come l’ambiente, la lotta alle emissioni e contro l’inciviltà significherebbe aver fatto centro. Pensate che colpo, il messaggio ambientale a casa del capitalista per eccellenza!».

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da MilanoIl cda di Rcs MediaGroup ha approvato «all`unanimità le linee guida del piano per l’ulteriore sviluppo dei ricavi digitali». È quanto si legge in una nota che annuncia che «gli effetti del piano, la cui implementazione richiederà investimenti in competenze, marketing e piattaforme tecnologiche, in relazione al budget 2009 e al piano industriale in essere, saranno presentati all’esame del consiglio di amministrazione di Rcs MediaGroup che si terrà a dicembre». Il piano, sottolinea il comunicato, «coinvolge tutte le aree del gruppo e si pone l`obiettivo dell’accelerazione della crescita dei ricavi nel mercato digitale preservando e sviluppando il valore dei brand tradizionali del gruppo». All’interno del quale sono state individuate «quattro aree strategiche di sviluppo per le attività digitali: business editoria, classified, contenuti non editoriali (musica, ecc.) e piattaforme di advertising».

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Dall’ufficio stampa della Regione riceviamo e pubblichiamo:«Alla base di ogni critica e di ogni giudizio devono esserci dei fatti, senza i quali anche la critica più aspra perde di mordente. Nell’articolo a firma di Antonella Aldrighetti, pubblicato da Il Giornale l’11 ottobre e dedicato al nuovo ambulatorio di via Canova 19, la verità dei fatti è un accessorio di cui si preferisce fare a meno. Si parla a sproposito di “cantiere-fantasma” e si procede a una ricostruzione della vicenda gratuita e infondata. Non esiste alcuna irregolarità nella gestione dei lavori. Intanto, tutte le procedure di gara sono state eseguite secondo le norme di legge. I cartelli sono stati regolarmente apposti e, come facilmente verificabile, ora si trovano all’interno della struttura, poiché quelli all’esterno sono stati più volte divelti e distrutti. I lavori erano già iniziati quando è stata presa la decisone di chiudere il S. Giacomo. Dopo questa scelta, si è deciso di accelerare i lavori per far coincidere l’apertura della nuova struttura con la definitiva chiusura dell’ospedale. L’importo di spesa è stato di poco inferiore al milione di euro. Indicare altre cifre, arrivando addirittura a citare il presidente Marrazzo come fonte, è fuorviante e scorretto da parte della redattrice, che avrebbe avuto tutti i mezzi necessari per dare un’informazione esatta ai propri lettori. Le cifre sui lavori del S.

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da MoscaUn’esplosione nella Repubblica separatista georgiana dell’Ossezia del Sud ha ucciso ieri sette soldati russi. La deflagrazione, presumibilmente causata da un’autobomba, arriva a pochi giorni dalla data stabilita per il ritiro dell’esercito russo dalla zona, come vuole il piano mediato a fine agosto dal leader francese e presidente di turno dell’Unione europea, Nicolas Sarkozy. Secondo quanto riferito alle agenzie di stampa di Mosca dal generale Marat Kulakhmetov, comandante delle forze di pace russe in Ossezia del Sud, alcuni soldati in pattuglia nella zona hanno fermato due veicoli con targa georgiana, a bordo quattro persone di cui non è stata resa nota la nazionalità, fucili e granate F1. I militari avrebbero quindi scortato le automobili alla base, a pochi chilometri dal capoluogo Tskhinvali, dove è avvenuta l’esplosione. Secondo fonti giornalistiche locali, la deflagrazione ha causato forte tensione tra la popolazione, intenta lentamente a ricostruire la cittadina teatro del conflitto di agosto tra Russia e Georgia. Secondo il New York Times, subito dopo il cessate il fuoco, non si sono fermati i camion di aiuti di Mosca, le squadre che ricostruiscono scuole e distribuiscono pane e giornali russi. Per Eduard Kokoity, presidente della Repubblica separatista, dichiarata indipendente assieme all’Abkhazia da Mosca il 26 agosto (e riconosciuta finora soltanto dal Nicaragua, anche se secondo l’ambasciata somala in Russia, presto anche da Mogadiscio), si tratta di «un atto terroristico».

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A 34 anni di distanza dal primo scudetto della Lazio, la «sua» Lazio, Bruno Giordano riesce ancora a commuoversi quando parla di quella magica storia e dei suoi indimenticabili protagonisti: «Maestrelli su tutti. Solo lui poteva riuscire nell’impresa di vincere il campionato 2 anni dopo aver conquistato la promozione in A. Con un pizzico di fortuna ci sarebbe arrivato addirittura nella stagione precedente quando arrivò a 2 punti dalla Juventus e a uno dal Milan. Di quel periodo ho un ricordo indelebile. Ero nella Primavera. E il mister mi convocò numerose volte in ritiro con Manfredonia e Di Chiara per assaporare gli umori della prima squadra. Mi resta solo il rammarico di non aver giocato neppure un minuto in quella squadra». Meglio la Lazio degli Anni ’70 o quella di Eriksson?«Non c’è paragone. La squadra di Maestrelli giocava un calcio spettacolare, brillante, direi quasi irraggiungibile. Di quel gruppo, l’unico conosciuto era Frustalupi che arrivava dall’Inter. Gli altri si affermarono in pochi mesi. Chinaglia e Re Cecconi i migliori. Ma come dimenticare Wilson, Martini o Garlaschelli? Formidabili le intuizioni del tecnico che cambiò ruolo a qualche giocatore e creò un modulo vincente».E la società? Esisteva una società all’altezza della squadra?«Ma certo. Se l’allenatore era un maestro di vita, non solo di pallone, i dirigenti non erano da meno. Ricordo Lenzini, Sbardella, Ziaco, Bona.

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Stava scaricando della merce per un ipermercato di Taranto quando un altro tir in retromarcia lo ha schiacciato uccidendolo sul colpo. È morto così Fortunato Gianattasio, operaio di 56 anni originario di Rutigliano, in provincia di Bari.Il conducente del tir e i numerosi testimoni hanno subito dato l’allarme, ma l’uomo era già morto quando è giunta l’ambulanza del 118. Indagini sono state avviate dai carabinieri della compagnia di Taranto per accertare le esatte circostanze dell’incidente e stabilire eventuali responsabilità.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78347

Dopo il sì della Duma e del Senato, ora è il presidente russo Medvedev ad annunciarlo in diretta tv: Mosca ha firmato il decreto per il riconoscimento dell’indiepndenza delle due regioni dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia. Il leader del Cremlino ha parlato di «una scelta non facile ma è l’unica possibilità per salvare le vite delle persone». Mosca, ha aggiunto Medvedev, è stato un «mediatore e pacificatore per il regolamento politico, partendo dal riconoscimento dell’ integrità territoriale della Georgia mentre la sua leadership ha scelto un’altra strada».Insomma, un altro passo in una direzione tutt’altro che vicina al dialogo. Già lunedì, dopo il voto parlamentare il presidente georgiano Saakashvili aveva detto che la scelta della Russia sarebbe stata «foriera di nuovi disastri». Ora sono i paesi europei a bocciare la scelta russa. Il cancelliere tedesco Angela Merkel sostiene che il principio dell’integrità territoriale è un pilastro delle relazioni internazionali e ignorarlo «è contrario al diritto internazionale». La Gran Bretagna rifiuta «categoricamente» di riconoscere l’indipendenza dell’Ossezia meridionale e dell’Abkhazia e ribadisce «l’integrità territoriale e la sovranità della Georgia», così come l’Unione europea chiede il «rispetto pieno della integrità del territorio della Georgia» che ricorda come il decreto firmato da Mosca «non ha alcun impatto legale».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78375

Il decreto e il disegno di legge che il Consiglio dei ministri ha approvato ieri mattina costituiscono il compimento formale dell’operazione Alitalia: ossia dell’uso del potere esecutivo e legislativo in funzione di interessi particolari se non addirittura personali. Perché, non dimentichiamolo mai, tutta questa vicenda è nata dall’interesse personale di Berlusconi di far credere, per fini elettorali, che per la compagnia di bandiera fosse possibile una soluzione più conveniente di quella che il governo Prodi aveva imbastito con il gruppo Air France-Klm. Se non ci fossero state di mezzo le elezioni, oggi Alitalia farebbe parte del più grande gruppo europeo di trasporto aereo; la gran parte del personale eccedente avrebbe trovato nuove collocazioni all’interno del gruppo ed un’altra parte sarebbe stata in attesa di rientrare; l’Italia avrebbe continuato ad avere una compagnia di bandiera, solida e con un rilevante potenziale di espansione, che avrebbe portato nel mondo i colori del nostro Paese; lo Stato avrebbe visto riconosciuto un valore netto della compagnia ceduta incassando soldi. Ma tutto questo avrebbe costituito – come ebbe a dire propagandisticamente – una “svendita”. Bene. E ora la vendita qual è? La lista di quanto è stato venduto è corposa, ma è fatta di principi, di trasparenza, di legalità, di molte delle regole che in una democrazia compiuta dovrebbero guidare il comportamento e le determinazioni di ogni pubblico potere.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78460