Archivi Categorie: internet news

Il territorio meridionale d’Israele è stato attaccato nella notte di lunedì a colpi di mortaio partiti dalla Striscia di Gaza, prima violazione di rilievo accertata del cessate-il-fuoco di sei mesi tra lo Stato ebraico e Hamas, entrato in vigore giovedì scorso grazie alla mediazione dell’Egitto. Lo ha reso noto una portavoce dell’Esercito israeliano, secondo cui l’attacco è stato sferrato dal settore centrale dell’enclave; un proietto è piombato al suolo nei pressi della località di Nahal Oz, ma «senza perovocare vittime ne’ danni materiali», ha precisato la portavoce, aggiungendo: «Israele non ha risposto al fuoco, e non ha violato la tregua». Quest’ultima impone la fine delle ostilità non solo all’interno della Striscia, ma anche tutto intorno ai confini. Non si estende tuttavia alla Cisgiordania, e formalmente vincola soltanto Hamas, sebbene si siano impegnati ad aderirvi altri gruppi radicali palestinesi che però, Jihad Islamica in testa, si sono riservati il diritto di reagire con le armi in caso di nuovi raid d’Israele nelle aree cisgiordane.L’assalto di mortaio potrebbe dunque essere una rappresaglia per l’uccisione di due palestinesi a Nablus, compiuta all’alba da truppe israeliane che hanno efefttuato un’incursione nella città autonoma insieme a unità dello Shin Bet, il controspionaggio. Uno dei morti era Tarek Jumea Abu Ali, 24 anni, un capo locale della Jihad, ricercato per la pianificazione di numerosi attentati, e accusato di prepararne ulteriori; l’altro sarebbe stato invece un semplice studente, il 21enne Iyad Khanfar.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76559

Era sabato e avevano fretta. Sono morti, la colpa è la loro. Morirono in quattro, due anni, fa alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno, in provincia di Perugia. E ora, l’azienda chiede ai familiari delle vittime di risarcire i danni: a uccidere, sostengono, non fu la mancata sicurezza della ditta, ma un errore dei lavoratori.I titolari della Umbria Olii, da subito indagati per l’omicidio, vogliono 35 milioni di euro. La richiesta è stata formalmente avanzata presso la Procura di Spoleto ed è firmata direttamente da Giorgio Del Papa, amministratore delegato della società. Dopo l’incidente, Del Papa era stato accusato di «disastro colposo con l’aggravante della “colpa con previsione dell’evento”, violazione delle norme sulla sicurezza (tra cui l’omissione dolosa dei mezzi di prevenzione) e omicidio colposo plurimo». In sostanza, l’accusa sostiene che i vertici dell’azienda sapevano che nei silos c’era del gas che avrebbe potuto esplodere da un momento all’altro. Per questo, sostiene Del Papa, la colpa dell’incidente non è dell’azienda che sapeva del gas e non ha avvertito nessuno, ma degli operai che l’hanno fatto esplodere usando la fiamma ossidrica: «La causa dell’esplosione e quindi dell’evento mortale e di tutti gli altri danni che ne sono derivati – si legge nella richiesta di risarcimento danni – ad altro non possa essere ascritta se non, da un lato, al fatto che l’impresa appaltatrice e i suoi dipendenti non hanno rispettato le modalità esecutive preventivamente concordate e, dall’altro, al fatto che l’impresa appaltatrice e i suoi dipendenti, nonostante non fosse stato concordato, per risparmiare tempo ed entità di lavoro, hanno fatto ricorso all’uso della saldatrice».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76724