A 34 anni di distanza dal primo scudetto della Lazio, la «sua» Lazio, Bruno Giordano riesce ancora a commuoversi quando parla di quella magica storia e dei suoi indimenticabili protagonisti: «Maestrelli su tutti. Solo lui poteva riuscire nell’impresa di vincere il campionato 2 anni dopo aver conquistato la promozione in A. Con un pizzico di fortuna ci sarebbe arrivato addirittura nella stagione precedente quando arrivò a 2 punti dalla Juventus e a uno dal Milan. Di quel periodo ho un ricordo indelebile. Ero nella Primavera. E il mister mi convocò numerose volte in ritiro con Manfredonia e Di Chiara per assaporare gli umori della prima squadra. Mi resta solo il rammarico di non aver giocato neppure un minuto in quella squadra». Meglio la Lazio degli Anni ’70 o quella di Eriksson?«Non c’è paragone. La squadra di Maestrelli giocava un calcio spettacolare, brillante, direi quasi irraggiungibile. Di quel gruppo, l’unico conosciuto era Frustalupi che arrivava dall’Inter. Gli altri si affermarono in pochi mesi. Chinaglia e Re Cecconi i migliori. Ma come dimenticare Wilson, Martini o Garlaschelli? Formidabili le intuizioni del tecnico che cambiò ruolo a qualche giocatore e creò un modulo vincente».E la società? Esisteva una società all’altezza della squadra?«Ma certo. Se l’allenatore era un maestro di vita, non solo di pallone, i dirigenti non erano da meno. Ricordo Lenzini, Sbardella, Ziaco, Bona.
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