Archiviazioni mensili: Agosto 2008

Stava scaricando della merce per un ipermercato di Taranto quando un altro tir in retromarcia lo ha schiacciato uccidendolo sul colpo. È morto così Fortunato Gianattasio, operaio di 56 anni originario di Rutigliano, in provincia di Bari.Il conducente del tir e i numerosi testimoni hanno subito dato l’allarme, ma l’uomo era già morto quando è giunta l’ambulanza del 118. Indagini sono state avviate dai carabinieri della compagnia di Taranto per accertare le esatte circostanze dell’incidente e stabilire eventuali responsabilità.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78347

Dopo il sì della Duma e del Senato, ora è il presidente russo Medvedev ad annunciarlo in diretta tv: Mosca ha firmato il decreto per il riconoscimento dell’indiepndenza delle due regioni dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia. Il leader del Cremlino ha parlato di «una scelta non facile ma è l’unica possibilità per salvare le vite delle persone». Mosca, ha aggiunto Medvedev, è stato un «mediatore e pacificatore per il regolamento politico, partendo dal riconoscimento dell’ integrità territoriale della Georgia mentre la sua leadership ha scelto un’altra strada».Insomma, un altro passo in una direzione tutt’altro che vicina al dialogo. Già lunedì, dopo il voto parlamentare il presidente georgiano Saakashvili aveva detto che la scelta della Russia sarebbe stata «foriera di nuovi disastri». Ora sono i paesi europei a bocciare la scelta russa. Il cancelliere tedesco Angela Merkel sostiene che il principio dell’integrità territoriale è un pilastro delle relazioni internazionali e ignorarlo «è contrario al diritto internazionale». La Gran Bretagna rifiuta «categoricamente» di riconoscere l’indipendenza dell’Ossezia meridionale e dell’Abkhazia e ribadisce «l’integrità territoriale e la sovranità della Georgia», così come l’Unione europea chiede il «rispetto pieno della integrità del territorio della Georgia» che ricorda come il decreto firmato da Mosca «non ha alcun impatto legale».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78375

Il decreto e il disegno di legge che il Consiglio dei ministri ha approvato ieri mattina costituiscono il compimento formale dell’operazione Alitalia: ossia dell’uso del potere esecutivo e legislativo in funzione di interessi particolari se non addirittura personali. Perché, non dimentichiamolo mai, tutta questa vicenda è nata dall’interesse personale di Berlusconi di far credere, per fini elettorali, che per la compagnia di bandiera fosse possibile una soluzione più conveniente di quella che il governo Prodi aveva imbastito con il gruppo Air France-Klm. Se non ci fossero state di mezzo le elezioni, oggi Alitalia farebbe parte del più grande gruppo europeo di trasporto aereo; la gran parte del personale eccedente avrebbe trovato nuove collocazioni all’interno del gruppo ed un’altra parte sarebbe stata in attesa di rientrare; l’Italia avrebbe continuato ad avere una compagnia di bandiera, solida e con un rilevante potenziale di espansione, che avrebbe portato nel mondo i colori del nostro Paese; lo Stato avrebbe visto riconosciuto un valore netto della compagnia ceduta incassando soldi. Ma tutto questo avrebbe costituito – come ebbe a dire propagandisticamente – una “svendita”. Bene. E ora la vendita qual è? La lista di quanto è stato venduto è corposa, ma è fatta di principi, di trasparenza, di legalità, di molte delle regole che in una democrazia compiuta dovrebbero guidare il comportamento e le determinazioni di ogni pubblico potere.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78460

(…) osservando che la prossima volta scenderanno in piazza anche «pedofili e ladri d’auto». Silenzio quasi assordante lì per lì. Qualcuno si è reso conto. Nicolò Scialfa, vice presidente del consiglio comunale, in quota Rifondazione, ha decisamente accusato l’assessore che ha fatto quella che lui si augura «essere stata solo una battuta infelice» peraltro mai corretta né smentita. Scialfa non accetta l’equazione prostitute-pedofili, anche perché «le prime sono vittime, i secondi commettono i peggiori crimini». E non risparmia i toni duri: «Non è accettabile ascoltare simili parole da un uomo delle istituzioni. Non voglio dire frasi a effetto, parlare di crisi di giunta, ma siamo di fronte a una pessima figura cui va posto rimedio».Ne è convinto anche il senatore Enrico Musso, che più che chiedere dimissioni strumentali «invita l’assessore Scidone a trovare il modo per correggersi, ammettere la gaffe e scusarsi». Parla a ragion veduta, Musso. Proprio lui che in campagna elettorale aveva proposto una sorta di cittadella a luci rosse sul modello nordico, ed era stato ricoperto di strali e di accuse di maschilismo, insensibilità, becerume. Nulla di tutto ciò accade oggi. «Mi sembra uno dei classici casi in cui la sinistra, anche quando cerca di far bene, non riesce a tener a bada tutte le sue diverse anime – osserva Musso – In effetti il punto di partenza, l’esigenza di porre rimedio al degrado e agli eccessi, di dare ordine e decoro ad aree densamente popolate, non sarebbe sbagliato.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=286161

Sì, la tv l’ha fatta, ha mostrato le gambe sotto una minigonna molto mini, ha i capelli rossi fuoco, ma che c’entra con le luci rosse? È un sottosegretario del governo, suvvia. Ma andatelo a spiegare a Rocco Siffredi, ex attore hard e adesso produttore di film porno, che ha avuto la bella idea di dire che la vedrebbe bene, la Brambilla, in una delle sue pellicole. Si capisce, deve essere stato il solito giornalista che ha frainteso. E allora lui cosa ha fatto? Ha scritto una mail alla Brambilla, per scusarsi di quella uscita, prendendosela con la solita stampa furbina. Ma lei, la Brambilla, non gli ha risposto (così racconta il settimanale Anna). Sarà senz’altro la prima con cui Siffredi ha fatto cilecca.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=282933

Roma – «Nei suoi primi 100 giorni in carica, Silvio Berlusconi potrebbe aver fatto l’impossibile: mettere ordine in questa nazione apparentemente ingovernabile raggiungendo un livello mai toccato prima nella storia italiana moderna». Con queste parole Newsweek, settimanale statunitense di area liberal, ha commentato i primi provvedimenti del nuovo governo pubblicando un articolo intitolato «Miracolo in 100 giorni. Come Berlusconi ha messo ordine nella caotica Italia, e cosa accadrà adesso».

Concetti antitetici a quelli che il giornale del gruppo Washington Post aveva utilizzato quando il Cavaliere si candidò per la terza volta alla guida del Paese nel 2001. A quei tempi Newsweek si interrogava sui motivi per i quali gli italiani avrebbero dovuto concedere fiducia a «un uomo del genere». All’inizio del 2002, invece, Berlusconi fu rappresentato come un «bad, bad boy», un ragazzaccio troppo impertinente per i vecchi ciambellani dell’Ue che lo hanno sempre visto come una minaccia.

Il tempo, però, ha portato consiglio. Il successo berlusconiano, osserva ancora Newsweek, è dovuto al fatto che il presidente del Consiglio «sta mantenendo gli impegni, con un’abilità “pugno-di-ferro-in-un-guanto-di-velluto”». Berlusconi, ricorda il periodico, ha tenuto fede all’impegno elettorale di riunire il Consiglio dei ministri nel capoluogo partenopeo e ha nominato uno «zar della monnezza» (il sottosegretario Bertolaso; ndr) per risolvere il problema.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=282936

Un record negativo: 1.083 viaggiatori in tutto il 2007. E un piano di ampliamento in grande stile: si parla di circa 70 milioni di euro. Nel piano dei promotori – il Comune, la Camera di commercio e la banca Montepaschi – il nuovo aeroporto di Siena sarà in grado di trasportare ben 350mila passeggeri nel 2012, con medie mensili di oltre 70 voli al giorno, per arrivare nel 2020 a 490mila passeggeri l’anno con 90 voli al giorno. Poco importa se a meno di due ore di macchina sa Siena ci sono già scali importanti come Firenze e Pisa, che da solo serve 3 milioni e 700mila passeggeri l’anno. I politici e la potente banca locale hanno deciso che l’aeroporto sotto casa s’ha da fare e basta. Anche se nel frattempo la rete ferroviaria provinciale resterà ferma a un binario singolo. Anche se un combattivo comitato cittadino contro lo scalo senese di Ampugnano (foto) ha presentato pure un esposto alla magistratura. Non vuole che tutto resti come prima, ma chiede che i soldi pubblici e privati vengano investiti in mezzi di trasporto magari meno glamour ma più efficienti. «Gli aeroporti non si fanno a partire dall’iniziativa di alcuni politici e di una banca, ma si fanno in un quadro regionale e nazionale dei trasporti – spiega il comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto –. Per la mobilità dei senesi servono strade sicure e a percorrenza rapida, una efficiente rete ferroviaria e servizi collegati con gli aeroporti esistenti».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280787

Due tagliandi per disabili. Due tagliandi con lo stesso numero di concessione, usati nello stesso momento su due auto diverse, posteggiate in strade diverse. Una cosa vietata, un abuso, perché addirittura il tagliando può essere usato soltanto se l’auto è utilizzata dal disabile. Non può essere quindi duplicato, né tantomeno essere usato contemporaneamente. Eppure il duplice contrassegno è lì, immortalato e «accusato» dalle foto. Fotografie giunte in redazione con una circostanziata denuncia dell’utilizzo abusivo del tagliando, nella quale si fa anche il nome dell’utilizzatore delle auto. Si tratterebbe di un politico della Regione Liguria. Ma questo è l’unico elemento che non è stato possibile verificare e pertanto non pubblichiamo il nome.Abbiamo invece verificato che le fotografie non fossero un fotomontaggio e che fossero effettivamente state scattate contemporaneamente. Una, quella sull’auto azzurra è delle 13.16 (e 46 secondi), l’altra, quella sull’auto nera, è delle 13.17 (e 56 secondi). Un minuto e dieci secondi, il tempo appena necessario per spostarsi da una via all’altra e fare i due scatti che dimostrano la contemporaneità dell’utilizzo del tagliando duplicato.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280734

«No assoluto alla chiusura dell’ospedale San Giacomo». Lo afferma il delegato del sindaco al centro storico, Dino Gasperini che oggi chiedera un incontro al presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, «per verificare se la notizia della chiusura dell’ospedale San Giacomo sia confermata o meno e in caso di risposta affermativa alla ripresa dei lavori coinvolgerò l’intero consiglio comunale al fine di scongiurare questa follia che priverebbe dell’unico presidio sanitario un territorio che durante il giorno è vissuto da quasi un milione di persone».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280920